Stage di ballo sul tamburo con Monica Savà


Sabato 20 ottobre dalle 15.00 alle 19.00
Stage di ballo sul tamburo dell’area agro nocerino sarnese.
A cura di Monica Savà
musica dal vivo
costo 25€
iscrizioni entro il 16 ottobre
allo 0239257078 o a enosud@alice.it
A seguire, ore 21. 30:
TARANTELLE ABUSIVE IN CONCERTO

La tammurriata, fenomeno appartenente alla tradizione folclorica musicale campana, è una realtà sonora e sociale che si realizza in tutta la sua solare estemporaneità tra il popolo cafone, in particolare durante le varie festività mariane nel periodo primaverile ed estivo. La tammurriata prende vita attraverso l’interdipendenza del ballo, del suono e del canto. Sulla cadenza di castagnette, tammorra ed altri strumenti, si costruiscono le improvvisate variazioni ritmiche e melodiche , che esprimono sensualità e corteggiamento amoroso, oppure sfida ed incitamento guerresco .Prende il nome dal tamburo che scandisce il ritmo detto “tammorra” o “tammurro”;in realtà, infatti, tale danza è detta “ballo sul tamburo”. La tammurriata non è solo un genere musicale ma un momento di espressione collettiva attraverso il canto, il ritmo, la danza.
La tammurriata odierna nasce da un recente processo di contaminazione grazie al quale si delinea una forma di danza definibile “tammurriata urbana o metropolitana” all’interno della quale confluiscono gli elementi esteticamente migliori delle varie tammurriate locali. Tale insieme composito viene creato soprattutto ad opera delle nuove generazioni, che compongono una commistione dando origine ad una tammurriata esteticamente piacevole e spettacolare, ma priva di una propria appartenenza locale. Nel recente approccio alla tammurriata, così come per altri balli della cultura popolare, è importante ricordare l’origine ed il significato antropologico e sociale che la danza assumeva ed assume tuttora nel contesto d’origine: nella tammurriata attuale, purtroppo, infatti spesso i giovani tendono a proporre un ballo nel quale si esalta solo la fisicità, si amplifica una lettura del movimento in chiave erotica e si pone il tutto in una visione estremamente legata alla spettacolarizzazione. In alcuni casi la tammurriata è divenuta occasione di esibizione individuale, addirittura di competizione e di business; i movimenti divengono allora staccati dal loro originario rapporto con la terra, esasperati ed ampliati; ballano molte coppie contemporaneamente, in un modo di danzare spesso troppo anonimo e sterile. E’ invece essenziale essere consapevoli anche del “punto di partenza”, accostandosi a tale tradizione con un atteggiamento di umiltà e soprattutto di rispetto nei confronti degli “anziani danzatori”, portatori di un patrimonio culturale enorme, che troppo spesso sono invece estromessi dalla danza e poco considerati.
Gli elementi essenziali costitutivi della tammurriata sono: i danzatori, la tamorra, la voce. Nasce come canto/ballo di accompagnamento nei campi; pertanto viene utilizzata la tamorra, tamburo a cornice di grosse dimensioni, adatto a diffondere il suono nelle superfici ampie delle campagne .La tammurriata nasce come espressione popolare legata al mondo contadino e alla sua funzione rituale prima pagana poi, con l’avvento del cristianesimo, religiosa, in particolare riferita al culto della Madonna. Anche se oggi sopravvive con difficoltà a causa del graduale abbandono delle campagne, la vera tammurriata resta quella che si esegue sul posto del pellegrinaggio, suonata, cantata e ballata per ore intere, con cospicue bevute di vino che aiutano a conferire a tutta la festa quel senso liberatorio e di abbandono degli incessanti e faticosi ritmi della vita contadina

PERCHE’ SI BALLA LA TAMMURRIATA: LA FESTA E IL RITO
La tammurriata faceva e fa tuttora parte della vita contadina, sempre più aggredita nei suoi valori fondamentali. Stefania Russo suggerisce: “ I motivi che hanno spinto le generazioni dei nostri avi ad immergersi in tali forme coreutico/musicali sicuramente non possono essere gli stessi di chi vive nell’area della cosiddetta globalizzazione; ciò che è certamente rimasto immutato nel tempo è l’esigenza di trasmettere le nostre passioni, le nostre emozioni, il nostro mondo interiore. La tammurriata da questo punto di vista può assolvere ancora a tale compito di comunicazione e di incontro, ma è pur vero che oggi a tali scopi si affiancano altre motivazioni. Troppo spesso il ballo sul tamburo diventa occasione di sfida, di competizione, di esibizione, dando dunque grande importanza alla coreografia e ala scenografia, e non per ultimo per alcuni rappresenta anche un grosso business’ dunque preferibile il ballo libero e spontaneo quello sul palco, dove spesso si notano solo movimenti meccanizzati: movimenti dai quali è molto difficile, se non impossibile, riuscire a capire quello che sono stati i nostri nonni ieri e quindi ciò che siamo noi oggi.
La festa rappresenta soprattutto una differenziazione dalla vita quotidiana, un tempo straordinario che la caratterizza è infatti separato dal tempo ordinario della quotidianità e ad esso complementare. Ma soprattutto la festa diventa un giorno eccezionale e transitorio, un momento di svago, un’occasione per stabilire contatti e rapporti con gli altri, una parentesi di gioia e spensieratezza, un’evasione ed una valvola di sfogo; ma la festa diventa anche occasione per “trasgredire”, opponendosi all’ordinarietà del lavoro e della vita quotidiana; la festa era il luogo dell’integrazione sociale, in cui tutti i partecipanti si riuniscono, proiettando sugli altri la propria identica condizione, le stesse ansie, paure e frustrazioni, riconoscendole identiche negli altri, divenendo dunque comunità. Con i canti, i balli, le storie, si contribuiva a scaricare insieme le tensioni quotidiane, sia esistenziali che collettive, stimolando la socializzazione ed il senso di appartenenza comunitaria.
La festa ha una funzione regolatrice, dal momento che definisce le occasioni, nel ciclo annuale e nella vita individuale, di celebrazione collettiva attraverso il rito di eventi sacri, civili e storici, per cui la festa è strettamente correlata al calendario. Una sua caratteristica prevalente è il collegamento al mito; ogni festa acquista significato dal mito da cui trae origine, e nel quale la comunità si riconosce. Il mito d’origine risponde generalmente all’esigenza di rappresentazione simbolica di morte e di rinascita della comunità, per riportare in un ordine sociale le rotture e le discontinuità dell’esperienza. Musica, canto, gestualità vengono quindi riproposti durante un momento riconosciuto essenziale per la vita della comunità (lo spazio temporale/atemporale della festa) e confrontati fino ad essere di nuovo accettati o respinti perché non più espressione di tutti. In modo particolare per l’Italia Meridionale, il fenomeno dell’emigrazione in primo luogo e quello di una forzata urbanizzazione hanno però impoverito in modo tangibile il linguaggio popolare; d’altronde, la irreperibilità di artigiani capaci di costruire e riparare gli strumenti musicali della tradizione popolare è l’aspetto più evidente di tale fatto. Inoltre, a causa di un errato modo di agire da parte di ricercatori e studiosi, alcuni esecutori preferiscono esibirsi solo in ciò che essi ritengono possa interessare un più attento spettatore, estraniandosi dal contesto in cui il rito si svolge. Ciò comporta un ulteriore e progressivo degrado del corpus espressivo a cui gli esecutori, in modo del tutto naturale, attingono ed una inevitabile defunzionalizzazione del fatto musicale; elemento, questo, indispensabile all’interno della comunità in cui esso si manifesta in quanto apportatore di significativi esempi comportamentali confrontati da intere generazioni.
LA TRADIZIONE E L’INDIVIDUO
Il ballo sul tamburo, oltre ad essere vissuto come evento rituale collettivo in quanto inserito nel contesto comunitario della festa, va anche colto nel suo aspetto creativo ed individuale, perché il singolo danzatore, pur riprendendo una coreografia ed un canone espressivo consolidato nella tradizione, inserisce nella propria danza la propria personalità, le proprie abilità, le proprie emozioni e bisogni. Si può dunque parlare anche di stili individuali: vale a dire che accanto a dei passi formali fissati nella tradizione ogni danzatore può introdurre pose e movimenti propri. Tale libertà creativa e compositiva varrà analogamente se ci riferiamo al canto sul tamburo, canto in cui, appunto, ogni cantore introduce accanto a versi tradizionali, elementi di improvvisazione e composizione personale, anche relativamente a ciò che avviene durante la danza e la festa. Ne consegue che nessun canto verrà eseguito nello stesso modo, nemmeno dallo stesso interprete in quanto altre variabili sono determinate anche dal momento in cui si canta e dal rapporto unico e irripetibile che si instaura tra il cantore e gli altri partecipanti all’evento.
QUANDO SI DANZA LA TAMMURRIATA: DEMETRA, PERSEFONE E LE MADONNE
La tammurriata si danza nella zona vesuviana ed in quella flegrea in occasione delle Sette Madonne, Si esegue prevalentemente in occasione dei pellegrinaggi ai numerosi santuari mariani presenti nell’entroterra campano Il culto è rivolto alle sette madonne, ritenute sette sorelle di cui sei bianche ed una nera. E’ importante dunque ricordare che la danza, unitamente al canto e alla musica, divengono solo alcuni elementi di una festa collettiva, incentrata sulla religiosità popolare, solitamente rivolta a queste Madonne:
1. Madonna dell’avvocata
2. Madonna dell’Arco
3. Madonna delle Galline
4. Madonna dei Bagni
5. Madonna a Castello
6. Madonna di Briano
7. Madonna di Montevergine
Tutte queste Madonne sono collocate su di un trono e le feste principali sono collocate nei mesi di aprile e maggio, mesi in cui la natura si risveglia e si sente il bisogno di riti propiziatori nella tradizione contadina allo scopo di avere una buona annata e per ringraziare per la fine dell’inverno. Questi riti hanno attraversato circa 2.500 anni ed erano dedicati in origine ad un’altra deità femminile simbolo di fertilità: Demetra. Con l’arrivo del cristianesimo, tali festività sono state inglobate dal calendario cristiano ed in particolare da quello mariano; pertanto attualmente si danza i occasione di feste legate alla Madonna, pur mantenendo un corpus di gestualità fortemente erotico che rimandano alla matrice pagana del fenomeno.
Quasi tutte le feste in cui si danza la tammurriata sono dunque scandite in due fondamentali momenti: uno costituito dalla processione e dalle manifestazioni liturgiche (con processione presso il Santuario, atti di devozione, ringraziamento e preghiera alla Madonna), l’altro rappresentato dai balli, dai canti e dal cibo; l’interscambio e la sovrapposizione tra i livelli del sacro e del profano sono evidenti e continui. Dopo la processione e la ritualità religiosa, il popolo colora e vivacizza la festa con la danza, il canto e la musica: la tammurriata diviene allora l’indiscussa protagonista, che rappresenta la volontà di scaricare le tensioni quotidiane, di intessere nuovi rapporti interpersonali, il desiderio di evasione dalla sofferenza e dal quotidiano, riscoprendo il gusto dello stare insieme.

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