Malva: Nuovo Cantacronache 3

Domenica 17 dicembre ore 21:30
Malva presenta il suo nuovo lavoro: Nuovo Cantacronache 3.
Da Fausto Amodei a Malva, la rinascita della canzone sociale.
Nel 1957 a Torino da nasceva in Cantacronache, collettivo di di musicisti, letterati e poeti con lo scopo di valorizzare il mondo della canzone attraverso l’impegno sociale.
Nell’arco di circa cinque anni sarebbero nate decine di nuove canzoni con l’apporto, per i testi, di scrittori e intellettuali di spicco come Italo Calvino, Franco Fortini, Gianni Rodari, Umberto Eco.
Cantacronache è stato, storicamente, il primo esempio di cantautorato “impegnato” in Italia.
L’esperienza dei torinesi è stata assorbita, di pari passo, dalla prima generazioni di cantautori (Luigi Tenco, Fabrizio De André, Francesco Guccini) come lo sarà poi da quella successiva (Francesco De Gregori).
Sia durante l’arco di tempo interessato, sia nel corso degli anni a seguire molti artisti di fama hanno ripreso il senso di quell’esperienza e proposto nuove versioni di quelle canzoni.
Oggi Malva, spinta da Margot Galante Garrone, storica cofondatrice dei Cantacronache recemtemente scomparsa e da Fausto Amodei, riprende quel filo interrotto dal deserto culturale iniziato negli anni “80 e che perdura oggi, reinterpretando e aggiornando quelle canzoni, basta ascoltare “Se (ancora) non li conoscete” traccia n°11 del cd per avere un quadro del lavoro svolto da Malva.

La recensione di Dario Faggiella
Nel corso del tempo, di secolo in secolo, un testimone colmo di significati viene passato di generazione in generazione, cosicché mentre tutto muore e non fa che morire, l’idea tramandata di esperienza in esperienza non muore mai, illuminando sempiternamente, e con salvifico lucore, le azioni umane che si srotolano nelle organizzazioni sociali. Allo stesso modo, al terzo appuntamento con il Nuovo Cantacronache, il Cenacolo di Ares propone un passaggio di testimone significativo: l’esordio della giovane cantrice brianzola Malva. All’orecchio salta subito un interessante fenomeno: l’estensione vocale di Malva – minuta, sussurrata, elfica, e allo stesso tempo piena di nerbo, di sardonici umori e di “vibrante protesta” – sembra sbocciare come un fiorellino dalla pianta vocale di Margot Galante Garrone, storica cofondatrice dei Cantacronache degli anni Cinquanta, anch’ella dotata di una vocalità pregiata, sottile, simile al sospirare del gatto, ma il cui sibilo può incarnare anche la perniciosità della freccia scoccata. Come per un incantamento del filare del destino, nella realtà è proprio Margot che dobbiamo ringraziare per aver ispirato e incoraggiato Malva, supportandola e consigliandola, fino a spingerla al concepimento dell’album qui presente, e che a tutti gli effetti è un lavoro che sa scegliersi la parte, e quindi comunista, anticlericale e antifascista. Ma non è tutto qui. Infatti, leggendo (e ascoltando) i testi della nostra cantastorie, notiamo subito che oltre il realismo delle cronache raccontate, e che ci riguardano nel nostro contemporaneo, c’è una dose consistente di magia favoleggiante che pizzica le corde fanciullesche della nostra sensibilità, per cui la denuncia è spoglia di ogni retorica, e l’oggetto della denuncia stessa risalta con più vivacità. In altri brani musicali, invece, compare una pura e semplice elegia di eterni fantasmi terrestri, come il rimpianto, la nostalgia, la vita stessa per come è e come si mostra. Una menzione a parte va fatta per i testi vergati da Salvo Lo Galbo, autore di “Effebì” (uno “j’accuse” contro Fausto Bertinotti), “Lamento del sanpietrino” e “Questo pugno”. Sono brani di esplicita e determinata militanza politica, di forte impatto emotivo, in cui lo sdegno per chi ha tradito, il senso della lotta e la celebrazione del simbolo si rarefanno in un unico tremito aulico. L’interpretazione del cantato di Malva cavalca a suo agio questo fuoco, che è corroborato e alimentato da quel mantice di note che è la chitarra creativa con cui Malva stessa ha realizzato tutte le musiche dell’album. A tal proposito è doveroso soffermarsi sul tipo di arrangiamento pensato e utilizzato per creare i fondali a tali trame: un arrangiamento minimalistico, essenziale, brassensiano, che si fregia anche di una rumoristica cinematografica, la quale a un tratto si trova addirittura – lei sola – a sostituirsi alla musica strumentale, creando un effetto molto appagante per l’ascoltatore. Lo affermo sull’onda del mio entusiasmo: una continuità filologica importante tra i Cantacronache di ieri e quello nuovo di oggi è storicamente rappresentato da questo disco, che non a caso ha come sugello il rifacimento di “Se non li conoscete” di Fausto Amodei, qui mutata nell’attuale “Se (ancora) non li conoscete”, il cui testo scritto da Malva è stato impreziosito dalla supervisione di Fausto Amodei stesso, azione che mi piace metaforizzare in quel passaggio di staffetta di cui ho vagheggiato all’inizio.
Dario Faggella

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