La Sacca dl Diavolo e il circolo Enosud
vi invitano a:
LA MUSICA DEL TERZO TEMPO
Jam session di musica popolare tradizionale, per ascoltare, suonare, parlare,cantare e bere un buon bicchiere, tornare alle Osterie, vere università della musica tradizionale popolare.
Domenica 22 gennaio
ore 21.30.
CANZONIERE POPOLARE DELLA BRIANZA
Il Canzoniere popolare della Brianza nasce a Oggiono (Lc) nel 1974, come formazione interessata alla riproposta del canto popolare della tradizione lombarda, inserendosi nel movimento del folk-revival avviato in Italia negli anni ’60.
Il gruppo, che in un primo tempo eseguiva materiale musicale raccolto da vari ricercatori italiani, è andato sviluppando ben presto un’attenzione per il canto tramandato oralmente in Brianza e nel Lecchese, sulla base del lavoro di ricerca e di raccolta condotto dalla metà degli anni ’70 da Massimo Pirovano, testimoniato dal volume Cari signori che state ad ascoltare. Il canto popolare tradizionale nella Brianza lecchese (Oggiono, Cattaneo, 2002).
Perciò nella proposta del Canzoniere popolare della Brianza il canto viene illustrato come documento delle condizioni di vita, dei rapporti familiari, delle relazioni sociali e, ovviamente, delle forme di espressione musicale che si incontravano presso le classi popolari. Il canto risulta, in tal modo, una testimonianza utile a comprendere molti aspetti della società e delle mentalità che hanno caratterizzato, in diversi momenti storici, il territorio via via considerato.
Proprio per le tipologie musicali del materiale raccolto, il Canzoniere popolare della Brianza intende porre una particolare attenzione sugli stili esecutivi di canto monodico e soprattutto polivocale, seguendo la formula della ‘lezione’ – concerto ma evitando un approccio pedante ai documenti della tradizione.
Giovani e vecchi vi prego di ascoltare
Canti popolari raccolti in Brianza e nel Lecchese
Lo spettacolo propone una testimonianza del canto di tradizione orale che, dopo un periodo di notevole trasformazione dei repertori più diffusi, appare generalmente indebolito nella sua presenza, o addirittura avviato a scomparire. Il concerto mette in evidenza la varietà di temi e di funzioni che la ricerca sul campo ha consentito di individuare nei canti della “gente comune”, dai canti sul lavoro e del lavoro fino ai canti rituali, dai canti narrativi ai canti sociali.
Si l’à mangià la sposa
Canti d’amore e di festa della tradizione orale
Le feste del ciclo dell’anno e i passaggi cruciali della vita dell’individuo davano occasione ai cantori di esprimersi sui temi religiosi o sui temi profani, con canti che svolgevano funzioni celebrative, didascaliche, propiziatorie. Spesso, poi, il canto annunciava o accompagnava i momenti della esistenza in cui l’amore diventa protagonista per i diretti interessati oltre che per la comunità.
Il repertorio proposto nel corso dello spettacolo dà voce alle tante testimonianze di questo genere raccolte dal vivo, durante la ricerca condotta ‘sul campo’ nei paesi della Brianza.
Cosa importa se ci chiaman banditi
Canti della Resistenza italiana al fascismo
I canti della Resistenza mostrano il formarsi di un repertorio politico, avvenuto nel breve spazio di qualche anno, attraverso il recupero di materiale melodico della tradizione popolare o militare su cui si innestano testi rinnovati o nuovi, anche di creazione colta. Persino canti fascisti vengono ‘riconvertiti’ in nuovi prodotti musicali, solenni o allegri, purché orecchiabili e consoni ad uno spirito patriottico, ispirato ai valori di libertà, giustizia, pace.
Il concerto presenta un’antologia di questi brani, cantati nell’Italia oppressa dal nazi-fascimo.
Ciao Bella
Canti sociali dell’Italia che compie 150 anni
Il titolo ambivalente, che richiama Bella ciao, allude all’Italia un po’ con l’ammirazione e con la speranza di chi l’ha sognata e ancora la sogna bella, sia esteticamente si moralmente, ma manifesta anche la delusione e il rimpianto di chi vede allontanarsi questa bellezza e sfumare quelle speranze e quei valori che sono bene espresse nella Costituzione della Repubblica, a partire dal lavoro.
I canti sociali che costituiscono questo programma rappresentano un aspetto del “folklore” nell’età in cui le masse popolari acquistano coscienza e si auto figurano nel proletariato, sia contadino che urbano, uscendo dalla rassegnata accettazione di uno stato di cose ingiusto. Perciò i grandi eventi della storia collettiva hanno dato occasione ad autori spesso rimasti anonimi, che hanno colto modi di sentire diffusi o vi hanno dato forma musicale dando vita ad una sorta di “controcanto” (Bosio e Leydi).
I canti ritrovati
A 50 anni dalle registrazione in Brianza di Antonino Uccello
Tra il 1959 e il 1961 in dieci giornate un maestro siciliano appassionato folklorista ed etnografo raccoglie con attrezzature RAI circa 300 canti e musiche in Lombardia, documentando persistenze e innovazioni nei repertori, nelle modalità e negli stili esecutivi della musica popolare di un territorio che stava cambiando radicalmente sul piano economico, sociale e culturale. Il concerto presenta una selezione di canti particolarmente significativi per comprendere questo processo restituendoci una varietà di generi e di temi di grande interesse.
Dischi
CD Giovani e vecchi vi prego di ascoltare (Bergamo; Meridiana MD 05 1998)
CD Si l’à mangià la sposa (Milano; Ethnoworld
ITCD2017 2005)
Il gruppo, che negli anni ha cambiato la sua composizione, è oggi formato da
Luciano Aldeghi: cucchiai, voce Giulia Cavicchioni: mandolino, organetto, violino, voce Guido Galbiati: voce, percussioni Elena Pirovano: voce Massimo Pirovano: chitarra, voce
Luigi Ratti: voce M. Giovanna Ravasi: voce
Fabrizio Redaelli: voce
Contatti
Massimo Pirovano Tel.: 0341/240354
Esigenze tecniche
I concerti del Canzoniere popolare della Brianza richiedono ambienti raccolti e dotati di una buona acustica. In situazioni e luoghi privi di questi requisiti (piazze, teatri con più di 300 posti, palestre) sono indispensabili almeno 4 microfoni panoramici con un impianto dotato di spie-monitor, forniti dagli organizzatori.
